18 feb 2014

La mia prima volta in Islanda

Le tappe del viaggio.

Esattamente un anno fa partivo per una di quelle "vacanze" che non si dimenticano facilmente. 
Credetemi sono stata anche in America e in Giappone, (posti magnifici eh!) ma qui, dove vi sto per raccontare giorno per giorno questa avventura ci ho lasciato particolarmente il cuore.
Innanzi tutto vacanza l'ho scritto con le virgolette perchè non so se si può definire propriamente così, avventura forse rende meglio l'idea. 

Ma veniamo al dunque, come dicevo esattamente un anno fa, il 18 febbraio 2013 partivo per questa terra ignota, conosciuta come dice il nome in inglese "La Terra di ghiaccio" ovvero Iceland, l'Islanda come la conosciamo noi.

Premetto che queste puntate, sono registrate...ahah...perchè a me il 18 piace partire, e in questo momento probabilmente sarò su un aereo o spero già arrivata a destinazione. (segreta, lo svelerò nella prossima puntata e al prossimo appuntamento con la rubrica Girls with handbag!)

quindi ho preparato giorno per giorno in anticipo i post che ripercorreranno il mio giro nella costa sud di questo incantevole posto.


DAY 1
Il giorno uno è stato il giorno della partenza, sveglia all'alba per prendere un volo low cost (si fa per dire!) da Malpensa con scalo a Copenaghen e finalmente a metà giornata sono arrivata a destinazione, Reykjavik, anzi Keflavik, che è difficile dirlo quanto scriverlo. Diciamo che con i nomi ho avuto un po' di difficoltà. Per fortuna mi piacciono gli Sigur Ros, e mi cimento a cantare pure le loro canzoni dai testi impronunciabili.

Comunque l'impatto non è stato molto diverso da quando atterro a Londra, grigio, pioggia e gelo...si prospettava insomma una bella vacanza. Un po' più traumatico è stato il percorso in jeep dall'aereoporto alla città, una landa indescrivibile di ... nulla.

Arrivati a Reykjavik e lasciate le valige in hotel, abbiamo approfittato subito per fare un giro per la città prima che facesse buio. L'hotel era nella via centrale della città, quindi non abbiamo avuto difficoltà a girare. Così ci siamo diretti verso Hallgrìmskirkja, (chiaro no!) la chiesa principale della capitale, la struttura è particolare, meritava una foto. Sembra un missile fatto di lego.

 dopo una visita alla chiesa, con una lunga navata e un organo grande quanto casa mia, si può salire in cima al campanile e ammirare le case colorate della città dall'alto fino alla nave vichinga e all'opera, affacciate sul mare.


Alla sera l'opera (Harpa), uno scheletro di vetro, esplode con le sue luci colorate. Davvero spettacolare.
Che poi le Opere dei paesi del nord sono tutte di vetro e sul mare, ma mai come quella islandese, colorata quasi quanto me quando mi impegno sul serio nel vestirmi.


dopo un breve giro pomeridiano, giusto per ambientarci un po', una bella cena col gruppo al ristorante dell'hotel, una doccia bollente che oltre al vapore emanava un profumo fortissimo di zolfo (questa sarà una costante di tutto il viaggio) e a letto, pronti per partire l'indomani, alla scoperta di quest'isola europea, ma molto più vicina alla Groenlandia che alla Norvegia.

Secondo giorno,  sveglia all'alba ... a no erano solo le 8 di mattina, ed era ancora buio. bene!
Alle 9 circa, orario della partenza iniziava a fare chiaro, ributtiamo tutti i bagagli sul carretto attaccato ad una delle nostre jeep, saltiamo con agilità su queste e siamo pronti per partire. 
Diamo luce, nel vero senso della parola al secondo giorno...lasciandoci alle spalle l'unica città affollata dell'isola, il che è tutto un dire!





si parte per il cosidetto Golden Circle.
La mattinata dopo il viaggio, la passiamo prima nel parco di Thingvellir e poi a Geysir.

Thingvellir [Þingvellir] è un parco nazionale, patrimonio dell'UNESCO, luogo importante per la storia del paese, in quanto qui viene fondato il primo parlamento. E la spaccatura della dorsale oceanica.
E' situato su un lago, il più grande d'Islanda ed è caratterizzato dal suolo vulcanico, attraversato da un fiume che forma una cascata, ma questo è praticamente ovunque.
(ok in questa parte della giornata ho fatto delle foto orribili, ma tirava un vento e pioveva che il 70-200 talmente era pesante che ad ogni scatto vibrava, la maggior parte delle foto infatti erano mosse) applausi.

Risaliamo a bordo delle jeep e proseguiamo alla volta di Geysir, dove si trova il più antico, il più alto e il più attivo gayser dell'Islanda. Ha circa 10mila anni e "erutta" praticamente ogni 5-7 minuti a seconda di come ne ha voglia. Ti fa anche le finte, tu sei li in adorazione a vedere questo spettacolo della natura e lui ti fa una pernacchia...ebbene si anche i gayser ti prendono per il culo.

Scherzi a parte, è veramente spettacolare come fenomeno, scesi dalle jeep, subito vieni inondato da odore di zolfo che aleggia in prossimità di questo posto, nuvole di fumo escono dal terreno insieme ad un leggero calore, una cosa come 100°C, che se solo sfiori l'acqua ti ritrovi bollito come un tacchino.



Ma solo a stare li percepisci un senso di benessere e di purezza, non so è come essere in una spa, respiri zolfo, fai i fumenti...insomma tutta salute.

La mia nota abilità nel cogliere l'attivo non è mancata nemmeno qua, e dire che questo gayser zampilla spesso, e così tutte le mie foto partono con acqua già sparata in aria, invece nei minuti che precedono l'eruzione l'acqua si ritira e crea una bolla gigante. Ma io probabilmente ero li a fissare come un baccalà tutta la trafila che ora che tiravo su la macchina, ciao!


Io adoro questi cieli pieni di sfumature, altro che cieli limpidi e piatti senza nuvole.

Consiglio da prendere alla lettera: state bene attenti a non mettervi dalla parte del vento.


Dopo pranzo si risale in macchina e si riparte per Gullfos, una cascata di un enormità impressionante, con due salti di 11 e 21 metri d'altezza e un flusso d'acqua pari alla doccia che mi faccio ogni giorno.
Diciamo che è molto teatrale, e le voci insieme alle foto di google images non si smentiscono mai, infatti c'era un bellissimo arcobaleno sopra l'acqua, ma non mi smentiscono nemmeno io quando dico che è proprio vero che non so cogliere l'attimo.


L'ultima tappa della giornata, prima di approdare agli alloggi, è una piccola camminata su e giù per questo cratere vulcanico ghiacciato e super colorato.


Ed ora quasi alla conclusione della giornata, ci ho impiegato tre ore per fare questo post, arriviamo tardo pomeriggio al nostro primo alloggio: una fattoria. 
Ora io dico fattoria perchè così veniva chiamata, no perchè a me sembrava un hotel a 5 stelle con tanto di doccia idromassaggio che era grande praticamente come il mio bagno, ci ho messo un quarto d'ora per capire come si accendeva. Beh c'erano i cavalli ed era super sperduta, del tipo che se ti fai mai puoi anche morire li, perchè n' do vai?
Era tutta per noi, va bene che eravamo un esercito, aveva 5/6 camere, due bagni, una cucina e un salotto. Veramente, nemmeno un quattro stelle è così bello, pulito e ordinato...beh direte voi ci vai solo tu in Islanda in mezzo al nulla.
Ma non potete capire la sensazione di nulla, di vuoto, il silenzio più puro. Basta vedere il paesaggio fuori dalla finestra.

 foto di gruppo ai compagni d'alloggio.

Dopo una cena a base di trota salmonata con verdure preparata dal nostro grandissimo cuoco, una delizia.
Una bella tazza di thè fumante e chiacchiere sul divano della fattoria con i compagni di viaggio fino tardi.
alle 5 ero già o ancora sveglia.

Come dicevo nel post #7 del secondo giorno la notte è stata tumultuosa, mi ricordo che ci ho messo un po' per addormentarmi e la mattina presto ero già sveglia. Buio pesto, il nulla che più nulla non si può, e il baccano di una parte del gruppo che credeva di vedere l'aurola boreale, ma più probabilmente vedeva la madonna. Cosa più facile da vedere che l'aurora con quel tempo maledetto trovato in quei giorni.

Colazione, (quanto mangio a colazione durante le vacanze!) e via pronti per una nuova giornata.
Percorriamo dei buoni km e arriviamo a Seljalandfoss, dove da quella che era una vecchia scogliera affacciata sul mare, ora scende una cascata, in mezzo a solo verde o bianco a seconda delle stagioni.
Tramite un facile sentiero puoi aggirare la cascata, nell'unico attimo di quasi bel tempo, ne abbiamo approfittato ma l'acqua qui se non arriva dal cielo da qualche altra parte arriva e quindi...non soffermatevi mai troppo a lungo a fare una foto, perchè basta che un rapido cambio di vento e si vi ritroverete completamente lavati, non parlo per esperienza personale. Notate qualche schizzo d'acqua sull'obiettivo? 



Anche qui di arcobaleni manco l'ombra (sarò sfigata io!) ma ci ho pensato io a fare sta cagata con photoshop.


Ci dirigiamo così verso Skògarfoss, non so se avete capito che foss significa cascata, dove mangiamo solamente perchè veniva giù il diluvio universale, acqua per acqua alla fine...e ammiriamo nel tempo del pranzo l'imponente cascata con i suoi litri d'acqua, al riparo sotto il tetto di una casetta di legno adibita per i turisti.
Per i più coraggiosi dietro la cascata si trova un tesoro, io ve lo dico, se volete provare...





Durante il tragitto, Roberto, il nostro amico italiano residente in Islanda, ci vuole portare in un posto che probabilmente conosce solo lui, dove a quanto pare c'era una sorgente termale naturale, a quanto pare perchè ovviamente per arrivarci dobbiamo prima camminare per km in una valle ai piedi di un vulcano, che a parer mio può esplodere da un momento all'altro e poi attraversare fiumiciattoli, fiumi...ehm e laghi...si perchè con la quantità d'acqua che stava buttando giù altro che flusso del fiume abbondante, pinne e attrezzatura da sub per attraversarlo...quindi rinunciamo e torniamo indietro ripercorrendo la vallata. Peccato.


Proseguiamo così verso Reynisdrangar, la suggestiva spiaggia nera, ammetto che non mi sarebbe dispiaciuta vederla con un raggio di sole, ma credetemi così è davvero suggestiva, cielo grigio, foschia miscelata ad acquetta che aleggiava nell'aria, beh davvero molto bello.
Ecco la prova.


Una spiaggia completamente nera, non potevo fare altro che convertire in bianco e nero tanto non c'era molta differenza, contrastata dalla spuma bianca delle onde, e se non state attenti a cavalcare l'onda, finirete sommersi pure qua, altro che surf alle Hawaii, insomma non si ha mai un attimo di tregua in questa vacanza, ah giusto ma non è una vacanza!



e se non mi ascoltate scatterete foto all'avanguardia come questa...dove non si capisce una cippa perchè scappando dall'onda, tirate via il cavalletto che probabilmete era su una posa lunga...beh o la vita o la foto.


Insomma siamo già alla fine del terzo giorno, e ci andiamo a ritirare a Kirkjubaejaklaustur, ohmammamia, per fortuna non ci abita nessuno...infatti questo piccolo centro di "accoglienza" ha a disposizione dei graziosi chalet in legno tutti in fila, a quattro a quattro prendiamo posto e ci sistemiamo, prima di cena non può certo mancare una bella cottura a vapore in una jacuzzi all'aperto. costume, asciugamano corsetta e tuffo carpiato nell'idromassaggio, acqua 39°C, freddo gelo fuori, madonna che libidine. Sarei stata a bollire come un pollo tutta sera.
Ma la cena chiamava e prima di andare a dormire qualche bello scatto in notturna, e se dico notturna qui dico completamente al buio, serviva il frontalino da scalata in montagna per andare a cena nella fattoria li vicino. (per fortuna l'avevo!)

E sfoderiamo un po' le conoscenze "open flash" per fotografare qual'cosa completamente al buio. Il nostro chalet, disperso tra renne e salmoni.


góða nótt

  
E cosa c'è di meglio che svegliarsi presto in un posto del genere, in una casetta di legno con all'orizzonte il niente, andare a fare colazione con yogurt e banane, uova, dolci, succhi, tea, toast e burro...in fattoria.
Cioè giuro io sono la persona più da città che esista, ma forse per l'Islanda cambierei anche idea!

Il quarto giorno lo dedichiamo ad un bel trekking nel parco nazionale di Skaftafell, per arrivare al punto di salita a piedi costeggiamo il Vatnajokull, un ghiacciaio di dimensioni epiche (anche se la foto non rende!) e ci fermiamo anche a questa piccola cascata vicino agli chalet dove abbiamo pernottato.

 

Finalmente vediamo anche un po' di sole...ma non durerà moltissimo!


Arrivati al parco di Skaftafell, iniziamo la salita per una breve camminata [45 minuti] per arrivare a 
Svartifoss, una cascata caratterizzata da colonne di basalto a forma esagonale.

 
 

Proseguiamo a piedi verso est, tra ponticelli in legno poco stabili, terreno molliccio, fango, ghiaccio, acqua verso Vatnajokull. La vista da qui è pazzesca. Veramente da togliere il fiato. Il tempo tra goccioline d'acqua e spiragli di luce ci ha regalato colori magnifici, io non sono una brava fotografa di landscapes, quindi non li ho colti...ma li ho ancora ben presenti nella mia testolina bacata!


  Arrivati all'estremità si è proprio sopra il ghiacciaio, guardare per credere, l'immensità di esso.
Se guardate bene li in basso a sinistra c'è una piccola sagoma, quella di Mauro, la nostra guida geologica. 



E dopo aver dominato questo ghiacciaio dall'alto, si inizia la discesa, rischiando di cadere a valle rotolando giù per le rapide dei fiumi...ma a discesa finita alle jeep troviamo un bel tavolo imbandito di pane, burro, salmone, formaggio, che il nostro cuoco Roberto ci ha preparato nel frattempo.


E dove i ghiacci finiscono le acque iniziano...
Arriviamo alla laguna glaciale di Jokulsàrlòn situata a sud del Vatnajokull. Ed è qui in particolare che mi sono innamorata, è un posto talmente surreale che ci sono rimasta per ore.
Qui grandi blocchi di ghiaccio si staccano dalla parte del ghiacciaio chiamato Breidamerkurjokull, derivano sul lago e seguendo il percorso della'cqua arrivano fino al mare.
Finalmente il tempo è stabile, la poca luce inizia lentamente a calare, e la fortuna di essere li in quell'istante è perfetta per osservare la luce che colora i ghiacci, già di per sè in mille sfumature dal bianco al blu scuro, il nero derivante dalla cenere e il giallo del solfuro vulcanico.


Ho fatto milioni di foto a questo posto, mi hanno dovuto portare via a forza per non essere travolta dalla marea che si alzava rapidamente. E' davvero uno spettacolo. Blocchi di ghiaccio di qualsiasi dimensione che galleggiano e tornano a riva, e si arenano sulla spiaggia. 
Bene o diventavo un pezzo di ghiaccio pure io per rimanere li, o mi mimetizzavo con le foche...ma purtroppo ho dovuto seguire il mio gruppo (di esseri umani) e proseguire verso il nostro prossimo alloggio.


Gli alloggi erano una serie di casette sempre in legno, ma con annesso uno pseudo albergo, quindi con altri esseri viventi, forse dopo giorni ho visto altra specie umana oltre il mio gruppo.

Abito da sera [tuta nera-calzettoni-maglia a stelle e strisce-golfino di lana a righe con tipo 7 colori solo li-pile bianco-hug] per cena al "ristorante", insomma ero vestita benissimo, mi faccio sempre riconoscere, ma il tocco di classe erano le crocs a fiori per entrare nell'edificio (si c'è l'usanza di togliersi le scarpe per entrare nelle case come in Giappone) dopo la cena a base di cose lesse, amaro sul divano e poi a letto, con la sensazione di sentir tremare il suolo ogni tre secondi, la presenza di tutti questi vulcani, falde, placche, terremoti, mi ha messo agitazione. Ma Sigur Ros nelle orecchie e chi sente più niente, in fondo mi son persa il concerto a Milano per essere in Islanda proprio nello stesso periodo.

Ogni giorno ormai facciamo la danza del sole, nella speranza che il cielo si schiarisca, in serata è prevista una aurora boreale alla massima potenza, ma al risveglio del giorno cinque il tempo non è migliore degli altri giorni, anzi...comunque in mattinata andiamo alle spalle del Vatnajokull, ad un'altra immensa laguna glaciale meno conosciuta.



La vastità di questi spazi è impressionante, guardando le figure umane presenti nelle foto, sembrano quasi essere insignificanti puntini neri. Io credo fermamente che le persone normali che preferiscono andare a Sharm a prendere il sole non capisco proprio un piffero (per essere educata!) perchè è un conto vedere una fotografia, pur usando un 35mm o facendo una panoramica è sempre limitata, trovarsi di fronte cose del genere non si può mica raccontare così.


Proseguendo il nostro percorso pranziamo in una distesa di terra, improvvisiamo un tavolo con la ruota di scorta e un asse di legno e Roberto ci fa assaggiare il primo sale appena fatto con latte fresco preso in fattoria la mattina. Mi sembrava di vivere nella "Casa nella prateria". 

 

Dopo pranzo ci facciamo un arrampicata montanara in jeep tra neve e ghiaccio (e io che pensavo che l'Islanda fosse ricoperta di neve sempre) prendiamo acqua fresca direttamente dalla fonte, impantanandoci fino alle ginocchia e da qui si dovrebbe vedere tutta la vallata, ma la nebbia inizia a salire velocemente e in pochi minuti ne siamo invasi. 


Scendendo ci soffermiamo in una piccola ma accogliente guesthouse, dove ci prendiamo un bel teà caldo con imbarazzante scelta di dolci, la cosa bella (o brutta dipende dai punti di vista) è che per 9€ potevi prendere tutte le fette di torta che volevi, e i ragazzi del posto continuavano a sfornarne di nuovi.  Torniamo così ai nostri alloggi incrociando invanamente le dita per l'uscita notturna alla ricerca dell'aurora boreale. 
A mezzanotte usciamo, imbacuccati come non mai, incontriamo Ronny un fotografo islandese, cacciatore di aurore e ci spingiamo a nord per vedere se il cielo diventa più limpido ma niente da fare le nuvole rimangono li e non si schiodano, così rimaniamo in attesa per tutta la notte a bere birra e gironzolare completamente al buoi, probabilmente però sopra le nuvole splendeva una bellissima aurora, perchè le nuvole erano stranamente troppo chiare. Ci tenevo particolarmente a vederla, ma non importa ci tornerò sicuramente, è uno spettacolo che non posso perdere, ma qui non si comprano i biglietti.

Il sesto giorno, arrivati agli estremi est (credo!) dell'isola lo trascorriamo per tornare indietro, verso forme di vita umane. Ma durante il tragitto non mancheranno soste nei punti saltati all'andata.

Ci svegliamo la mattina con calma, senza levatacce, anche perchè la sera siamo rimasti invani fino tardi, in attesa dell'aurora. Stranamente mi sono svegliata presto, io sono tutta il contratio. Durante l'anno mi alzo sempre di fretta e furia all'ultimo minuto o faccio la pigra sotto il piumino col mio piagiama castoro. In vacanza invece mi sveglio sempre all'alba. Sono inspiegabile!

Così, svegliata presto ho approfittato delle prime luci del mattino per fare una bella panoramica al posto in cui stavamo, la temperatura era perfetta (probabilmente per gli essere umani normali si congelava) il tempo era stranamente bello, dalle nuvole si vedeva qualche luce arancione, il rumore forte del mare in lontananza che sbatteva sulla scogliera, i gabbiani che urlavano...io che esco dalla mia casettina di legno in pile e gioco col cane della fattoria. mi sembra di ripensare ad un sogno!

Mi ricordo ancora le due ragazze cameriere di quel posto, la mattina a preparare la colazione, una vestita dalla testa ai piedi a pois e l'altra uguale a righe. beh anche gli inslandesi hanno un gusto opinabile sul vestirsi. poi prendono in giro, ma sorvoliamo... 


Ma purtroppo anche gli altri si svegliano, facciamo colazione (io amo le colazioni nordiche!) rimettiamo tutto sulle jeep (smonta e rimonata valigie) e ripartiamo...

La prima tappa è ancora a Jökulsárlón, è talmente bello che merita ancora una sosta. Dove ci gustiamo una granita alla menta con del ghiaccio centenario, si è strano mangiare una granita con ghiaccio ovunque, ma ha il suo fascino.



Abbandiamo questo luogo per me fantastico, e risaliamo ormai sulle nostre inseparabili jeep e facciamo chilometri nel nulla più totale, passati ponti ad una sola corsia, pensate gli inslandesi non si sbattono a costruire ponti a doppia corsia tanto sanno che prima o poi verranno distrutti nuovamente da qualche agente atmosferico o soprannaturale che fa parte dell'isola, quindi costruzioni veloci, basilari e funzionali. insomma mi sembra più che giusto.

Il bello dell'islanda è che da un momento all'altro cambi completamente visione e ti sembra di essere in un altro mondo, da terreni rocciosi ad acqua, proprio come in questo caso, abbandonata la laguna glaciale, con ghiacciaio di vastità epiche da una parte, lago, e ghiaccio che scorre verso il mare dall'altra, ci si tuffa in un incantato paesaggio roccioso travestito da muschio. Una distesa infinita da una parte e dall'altra della stretta strada chi rocce ricoperte da muschietto di un verde incredibilmente verde. noi abbiamo visto anche i troll.



proseguiamo e proseguiamo l'estesa pianura verdeggiante e ci fermiamo a Vik, dalla parte opposta della spiaggia nera dell'andata, dove c'è un piccolo paesino con una chiesa carattestica col tetto rosso.

tracce di vita sulla terra.
 


 ci fermiamo qui nel primo pomeriggio per nutrirci e passeggiare un po' ma poi proseguiamo ancora dobbiamo fare un bel po' di strada per tornare a Hella.

Una breve sosta dove all'andata non ci eravamo fermati per il maltempo, non che nel frattempo sia migliorato, però ci fermiamo giusto per scattare qualche foto a Skogarfoss, peccato perchè avrei voluto salire dall'alto, infatti c'è una fantastica scalinata sul lato della cascata per raggiungere la cima e stare ad un passo dal tuffo, e avere più tempo per fare qualche foto migliore, ma le jeep ci chiamavano e comunque le condizioni del tempo erano quelle che erano.




e così dopo la breve sosta alla cascata d'oro, rimontiamo in sella e torniamo alla nostra lussuosa fattoria del secondo giorno.
Riscaricati per l'ennesima volta i bagagli (ora capirete perchè non l'ho chiamata vacanza) e sistemati nelle stesse stanze ormai abituè, macchina fotografica in mano ancora non stanca, 16-35mm prestato e fuori per gli ultimi scatti della giornata, si perchè da li a poco sarebbe arrivato il diluvio universale, ci mancava l'uragano catrina e lo scioglimento dei ghiacci improvvisi causa sovrariscaldamento del suolo vulcanico e l'inondazione dell'islanda intera. si insomma descrive bene il tempo della serata.
Ovviamente anche la sesta sera abbiamo abbandonata l'idea di uscire per vedere l'aurora boreale, così ci siamo dati al vino così almeno in qualche modo l'avremmo vista. Non c'è mai limite alla sfiga!

[io amo il 16-35 mm potrei vendere un rene all'istante per comprarmelo, lo amo perchè è troppo estremo]



e per ultimo foto della casetta all'interno. salottino e cucina con vista su una delle camere e delle scale per il piano di sopra. A me la vita in comunità piace. Soprattutto se c'è qualcuno che cucina e bene, pure.

Il settimo giorno dio si riposò e noi pure...passando per la penisola di Reykjanes, ci fermiamo al lago Kleifarvatn e nell'area geotermica di Krisuvik, dope percorriamo un preve percorso su ponticelli in legno tra acqua bollente, piccoli zampilli e fumate di zolfo.





Proseguiamo per la nostra strada e già nell'aria si sentiva profumo di relax, è così che arriviamo alla famosissima Laguna blu, parte turistica dell'isola, con la sua piscina naturale all'aperto di 37-39°C, e acqua ricca di silicio e zolfo, è così che è diventata una spa.
Armati di costume, ci facciamo coraggio e tra il freddo glaciale ci immergiamo nelle acque bollenti (che non sembrano poi così bollenti) prova a riempire una vasca a 40 gradi qui e immergerti io mi ustionerei all'istante. 

Il posto è come una spa normale (credo non ci son mai andata in una spa) dagli spogliatoi, attraversi un corridoio, dove si inzia a sentire l'aria frizzantina del posto, arrivi all'ingresso coperto della "piscina" dove puoi entrare da li tramite scalini e passando sotto una cavità del muro sbuchi direttamente all'esterno, o per i più temerari puoi uscire direttamente all'aperto, lasciare l'accappatoio e gettarti nelle acque termali.

e così ti ritrovi in questa piscina enorme dal colore bianco azzurrognolo che emana odore di zolfo, tra rocce e passaggi di ponticelli. un vero paradiso terrestre.






Non c'è molto da dire, tra maschere facciali e ammollo in acqua, credo che le foto rendano meglio l'idea di questo posto. Purtroppo non può durare per sempre anche perchè se no sarei diventata parte del fondale di quella piscina.

Prima di tornare a Reykjavik per la sera, ci fermiamo su una scogliera della costa, dove tira un vento pazzesco, gli spruzzi delle onde riescono ad arrivare a noi, però fare le foto alle onde che si infrangevano sugli scogliera spettacolare.



Ma faceva veramente freddo e così siamo ritornati verso la capitale a riscaldarci in un bel localino tra cena e birra.

L'ottavo e ultimo giorno lo trascorriamo a conoscere meglio Reykjavik. 
Reykjavik è una città moderna, alla moda, ricca di vita culturale e spirito giovanile, ecco tutto questo rispetto alle altre "città" islandesi. E' la capitale più al nord del mondo.

La città è tipicamente scandinava, tra nuovo e vecchio, le case possiedono la caratteristica di sembrare pannelli in legno colorato ma invece sono rivestimenti di lamiera colorata e ondulata, questo sia per il clima freddo che per la scarsità di materia prima come boschi.

Si dice infatti in Islanda che se ti perdi in un bosco è sufficiente alzarti in piedi.


Vi racconterò la mia giornata a Reykjavik attraverso le foto, spulciando nelle vie remote oltre che nel centro, per cercare di fare un reportage su cosa offre la capitale.

Bizzarre sculture di artisti islandesi sparse per la città.
 
 
 

In Islanda, e nella maggior parte del nord Europa si usa lasciare i figli fuori dai locali per abituarli al freddo. 

e se non sai come si fa il nodo alla cravatta puoi sempre venire in Islanda a imparare a farlo. 

anche gli shop dei musei sono alternativi, con scaffali espositivi di cartoni. 

l'Islanda di specchi rotti, praticamente tutti gli abitanti sono sfigati perchè i pezzi equivalgono al numero della popolazione. 

altro che staccionate bianche devono dipingere i mariti qui, ultra colorate è meglio. 

perchè buttare il vecchio water quando lo puoi lasciare in giardino e usarlo come porta vaso? 

e ovviamente a metà pomeriggio sopra lo studio di registrazione degli Sigur Ros, dove c'è un negozio di cd, siamo entrati per ascoltarci qualche cd, che poi ho comprato. e ci hanno offerto il caffè ascoltando musica, che persone deliziose. (il gruppo islandese di cui ho preso i cd se vi interessa sono i Rokkurro, bravissimi!) 

fotografi islandesi che usano macchine fotografiche d'epoca come ferma porta del loro negozio. 

e dopo i water porta vasi, scarpe di gomma porta vasi di fiori. 

scatola del gas, dipinta. Sono troppo avanti. 



Ho amato questo posto e questi giorni in Islanda.
Traggo le conclusioni ora senza un nuovo post perchè il nono giorno è stato di viaggio, un lungo viaggio.
Quindi dico a tutti coloro che leggeranno che è un posto in cui vale la pena andare, io so già che ci tornerò.
Si fa freddo, si è caro, si c'è la neve e il ghiaccio, amanti della spiaggia ripigliatevi e al posto di starvene al sole a prendervi un invecchiamento precoce della pelle andatevene un po' al fresco così magari vi fa rinascere il cervello. Ma comunque meglio così, almeno questo posto non è assalito da maniche di invasati italiani. Lasciamolo immune.

Io comunque per quello che può valere ve lo straconsiglio, perchè ci sono cose che voi umani non potete nemmeno capire.
Però lasciatevi in Italia o da dove cavolo arrivate, comodità, alloggi di lusso, vestiti da sera, l'Islanda è una terra selvaggia e così deve essere chi la visita.

"Volto di ghiaccio, cuore di fuoco" 

eccomi, scherzavo! Anche se il nono giorno è stato interamente di viaggio, l'ho passato ancora con i miei compagni di avventure. Ripensare ai viaggi e ai momenti belli è sempre piacevole.

Ma questo post è dedicato ai miei fanatstici outfit di viaggio.
sobri, eleganti, costosi e firmati [si è una presa per il culo alle fashionblogger]
 Stessa giacca fucsia per 10 giorni, tre paia di pantaloni elegantissimi e fashion, pile e felpe enormi dai colori inebrianti, per concludere zaino marrone porta attrezzatura.
Ah dimenticavo il cappello orso e i fantastici scarponcini con plateau.
I colori sempre abbinati con cura ed una raffinata ricerca nei dettagli. 



.Momography.

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