10 mag 2020

LOFOTEN Islands: l'avventura più innevata che mai.





Dopo quasi un mese da questa avventura, ho deciso di iniziare a trascrivere tutto qui su "carta", per avere mente lucida e ricordi freschi, in modo da poter raccontare al meglio l'avventura più innevata che mai. Non sono bravissima a scrivere, non sono una blogger o una fotografa ne tanto meno un influencer, ma siete stati così entusiasti dalle stories di Instagram per questo viaggio che non potevo esimermi dal raccontarvi tutto.

Non è una guida, non vi dirò cosa fare o tanto meno dove andare, ma vi dirò dove sono stata io, quando e qualche curiosità che magari può servire anche a voi. Ci sono stata solo una volta alle Lofoten e due in Norvegia, c'era stato quel weekend a Oslo molti anni fa, ma è tutta un'altra storia, capitale e isole non collimano affatto.


COME ANDARE ALLE ISOLE
ecco questo è un punto saliente perché a meno che voi non abbiate un jet privato che vi porti direttamente li, non è così semplice e veloce raggiungere le isole e dovete considerare almeno un giorno di viaggio.
Per prima cosa noi abbiamo raggiunto Oslo da Milano Malpensa, ci sono molte compagnie aeree tra cui scegliere, noi dopo varie ricerche e tentativi di scali, abbiamo optato per Norwegian. E il primo passo è fatto, una volta arrivati nella capitale bisogna spostarsi ancora più a nord, perché ovviamente da Oslo non trovare un volo che vi porta alle Lofoten, se avete in programma una tappa a Trømso, magari potete fare una tappa prima li, ma visto che noi volevamo spendere tutti i nostri dieci giorni sulle isole abbiamo deciso di prendere un'altro volo Norwegian e spostarci su Bodø.
Da qui ci sono voli di 20 minuti con Widerøe, che vi porteranno poi sulle isole.

Siccome il volo per Bodø era nel tardo pomeriggio e siamo arrivate li solo in serata, abbiamo pernottato nella città in un ostello per poi raggiungere le isole solo la mattina seguente. Tra l'altro l'aeroporto è talmente vicino alla città che abbiamo raggiunto l'ostello a piedi, cercando di acclimatarci al vento polare norvegese che già si faceva sentire.


COME SPOSTARSI SULLE ISOLE
Io sono una grande fan della macchina, ma è decisamente il modo migliore per girare le isole in autonomia se non avete in programma un tour organizzato, l'unico modo per muoversi in alternativa alla macchina sono i pullman ma non sono molto frequenti e la ferrovia arriva fino a Narvik.
Noleggiare una macchina sulle isole Lofoten è estremamente facile, ci sono solo due banchetti di noleggio Avis ed Hertz insieme a Sixt, non c'è coda (dato forse il periodo) anzi devi aspettare tu la ragazza del noleggio se arrivi prima dell'orario di prenotazione. Ma nel frattempo visto che c'eravamo solo noi ad aspettare, le altre 20 persone atterrate con noi erano già tutte defluite, siamo riuscite a cambiarci l'outfit sulle panchine degli arrivi, che poi sono anche quelle delle partenze. L'aeroporto più easy che abbia mai visto!


IL TOUR
Come dicevo per raggiungere le isole ci vuole un po' di tempo, noi siamo partire il 31 ottobre, passeggiando tra un dolcetto e uno scherzetto per Bodø e la notte insonne perché sono stata male incolpando la zuppa di pesce mangiata a cena in uno dei pochi locali che ancora cucinava alle 10 di sera.
Siamo arrivate sulle isole solo l'1 mattina presto, alle 8 eravamo già dirette alla macchina con le chiavi in mano trascinando le valigie nella neve, osservando la prima alba della Norvegia. Prendo confidenza con la macchina, la neve, il ghiaccio e siamo già in strada verso Svolvær, la capitale che dista circa un ora da Lekness (l'aeroporto).
La prima cosa che abbiamo fatto è stata cercare un posto dove fare colazione in centro, un pancake con brown cheese (un must alle isole) e un earl grey e via all'avventura.
Prima tappa: Svolværgeita, il simbolo della città. Ma sbagliamo subito strada e finiamo in una strada residenziale che si affaccia su un laghetto e vuoi non fermarti già a fare qualche foto, c'è questa luce che sembra già il crepuscolo. Le montagne innevate, il riflesso sull'acqua, le piante, sembra già di stare in una favola.



Ma proseguiamo e cerchiamo il parco giochi da dove dovrebbe partire il sentiero per Svolværgeita, parcheggiamo la macchina probabilmente a casa di qualcuno, individuiamo il parco giochi e il cartello che indica il sentiero, la prima parte è semplice, si presenta come un piccolo sentiero di montagna, non è nemmeno molto innevato ma solo fangoso, ma più saliamo più diventa complicato, non c'è più un sentiero ma quasi diventa una scalata su grossi massi che sembrano accatastati uno sull'altro, ovviamente sono innevati e quindi risulta difficile proseguire, ma già da dove siamo arrivate si può ammirare una bella vista sulla capitale, le case colorate, le strade innevate, il cimitero, oh Lofoten vi amo già!

Decidiamo quindi di non proseguire, per evitare giusto di romperci una gamba già il primo giorno e ritorniamo alla macchina, tanto abbiamo in programma altre cose prima che faccia buio. A 5km si trova Kabelvåg, proprio sulla E10 inoltre troviamo la Vegan Kirke, che non è una torta vegani, ma la secondachiòesa in legno più grande della Norvegia. Ovviamente percorrendo la strada in macchina vediamo scorci bellissimi, c'è una passeggiata pedonale/ciclabileche costeggia la strada, impossibile non percorrerla con quella luce. Maciniamo un paio di km cercando di non scivolare sulle lastre di ghiaccio.


Proseguiamo quindi per Kabelvåg, una graziosa località con una piazzetta e un piccolo porto, troviamo un ristorante molto carino, ma con uno strano tizio che ci fissa (che in realtà era il proprietario andato fuori di melone del locale) per ormai un pranzo/merenda a base di fish & chips e waffle con marmellata tutto con un earl grey fumante.







La giornata è quasi giunta al termine, l'ora del tramonto si avvicina, ritorniamo a Svolvær e cerchiamo il nostro alloggio, percorrendo un ponte arriviamo alle Svinoya Rorbuer, ci accoglie un simpatico ragazzo alla reception, che tra un baccalà e qualche souvenir, ci spiega la posizione della nostra rorbu con una mappa, che noi ovviante troviamo solo dopo vari tentativi avanti e indietro sul ponte.

[momento wikipedia] Le rorbuer, sono le case tipiche dei pescatori norvegesi, che caratterizzano le isole, sono costruite in legno su palafitte conficcate nella roccia e nel fondo sabbioso, e sono solitamente dipinte di rosso. Ora sono adibite ad accogliere i turisti che visitano le isole, ma mantenendo il loro tocco caratteriale.










All'interno c'è una cucina, un salottino, un bagno e un angolo con due comodi letti, sono talmente accoglienti che accendiamo tutte le candele presenti in casa e ci rilassiamo sulle comode poltrone, con le navi che passano davanti le finestre, prima di uscire per la cena.

Le Svinøya Rorbuer offrono anche un ristorante con un ottima cena e una colazione a buffet con ampia scelta.



- DAY 2 -

Ci svegliamo, c'è una spruzzata di neve fresca sul legno del patio, la luce che ancora deve arrivare completamente e il cielo azzurro. 
A novembre l'alba è dopo le 8 del mattino e in tramonto intorno alle 15, ore di luce sette, ma ne vale davvero la pena.




Durante il risveglio, la colazione, il tragitto dalla reception alla rorbu, il raccattaggio delle cose da mettere in valigia e la partenza in macchina, il tempo (metereologico) è cambiato otto volte, dal sereno alla bufera di neve in meno di due ore e prima di partire questa alba tardiva ci regala questa luce da tramonto sulle rorbuer.




E' tempo di partire, abbiamo in programma di andare fino Narvik, che col senno di poi avrei evitato, ma durante la programmazione del viaggio il mio cervello voleva fare a tutti costi fare Narvik a Å i Lofoten. Ma era più logico partire da li e magari approfittare per andare al Polar Park ad un'ora da li che fare avanti e indietro due giorni, che le quattro ore di viaggio alla fine sono diventate 9 perché alla fine la parte più bella di Narvik è stata la strada, la E10 che percorre da cima a fondo le isole, ed effettivamente è una delle strade panoramiche più belle che abbia mai visto. Alla fine le ore che dovevamo passare ad esplorare Narvik le abbiamo passate per strada fermandoci  a fare foto sul ciglio della strada facendoci insultare dai norvegesi. Infatti tra la neve, le foto con la neve, le casette rosse, la nebbia sull'acqua, il pranzo/merenda in una casa sperduta siamo arrivate a Narvik che ormai era buio, giusto il tempo di un the a piedi nudi nella hall dell'albergo ed era già ora di cena. 

(un riassunto in foto della giornata di viaggio)


































- DAY 3 -

Il giorno seguente ci svegliamo, e dopo un abbondante colazione a base di tutto dissotterriamo la macchina dalla neve, già, durante la notte ha nevicato abbondantemente e anche la ragazza dell'hotel è stupita da tutta questa neve a inizio novembre. 
La giornata prevede ancora tre ore e mezza di viaggio, il tempo oggi non è dei migliori, continua a nevicare, quindi niente sosta al Polar Park,e siccome la neve è veramente tanta e le strade comunque non sono pulitissime preferiamo ritornare verso Svolvær (ero ancora alle prime armi con la guida, nei giorni successivi mi ritroverò a guidare di notte con la neve e il buio cercando di evitare di investire il bianconiglio!)

Non facciamo soste lunghe e arriviamo a Laukvik, non chiedetemi perché ci siamo andate, il paese si trova a circa 20 minuti fuori dalla E10, sarà che era domenica ed era tutto chiuso ma non troviamo anima in giro, a parte un ragazzo che passeggiava per strada solo e ci saluta e uno che corre nel paese deserto. Decisamente niente di entusiasmante rispetto a quello che possono offrire altri posti.




Bene è giunto il calar del sole, ORE 15/15:30, poi ci faremo l'abitudine a tutte queste ore di buio... manca poco e torniamo nella capitale dove pernottiamo in una guesthouse gestita da madre e figlia 12enne che ci accoglie all'interno della casa e ci mostra la nostra camera. La casa è molto carina, ha una camera piccolina con letti a castello, dei divanetti e un tavolino, l'essenziale per una notte. Inoltre c'è una cucina e due bagni in comune con le altre quattro camere, e al piano di sopra una terrazza e una sala in comune, dove ci fermiamo a prendere un the e un dolce allo sciroppo d'acero e a postprodurre foto per il resto del pomeriggio.

Ed è proprio qui che parte il momento caccia all'aurora boreale. Già durante le sere precedenti abbiamo scaricato varie app e cercato un po' online per capire quando e dove si sarebbe manifestato questo evento, che sognavo di vedere da sempre. E' un po' complicato vederla, devi anche essere nel posto giusto al momento giusto, oltre che avere condizioni meteo di cielo sereno ed essere lontano possibilmente dall'inquinamento urbano. Così chiediamo alla ragazzina della guesthouse, che ci conferma che quella notte si potrebbe manifestare, ma il quando ancora non lo sappiamo. le app dicono tardi, quindi ci concediamo una pizza vegetariana in centro, a base di funghi, mais, olive e ananas, lasciatevelo dire sarà stata la fame ma si è fatta mangiare e non si è riproposta invece come la zuppa di pesce di qualche giorno prima.
Ritorniamo alla guesthouse e cerchiamo di capire cosa fare, mentre beviamo l'ennesima tazza di the, controllando le app vediamo che è vicina, allora proviamo sulla terrazza qualche scatto di prova e proprio li sullo schermo della macchina fotografica la vediamo comparire, è lontana, ad occhio nudo quasi impercettibile, sembra più un alone bianco, una nuvola... però c'è e siamo già emozionantissime che non sappiamo nemmeno cosa fare, purtroppo la location non è delle migliori per fare le foto, decidiamo quindi di spostarci a vuoto, ci fermiamo in alcuni punti e non la vediamo più, è stata troppo veloce, era debole e forse eravamo nel posto sbagliato, in più un tizio svizzero (o neozelandese) non lo abbiamo ancora capito ci ha fatto perdere un sacco di tempo chiedendoci informazioni sull'aurora e così tra una cosa e l'altra abbiamo perso tempo, l'abbiamo seguita per un po' ma niente solo una scia verde in lontananza e il cielo nero. Così abbandoniamo e torniamo in guestahouse a dormire.



- DAY 4 -

Il quarto giorno, finalmente, arriva la parte più caratteristica delle isole. A un ora di strada da Svolvær si arriva alla cosiddetta "Venezia delle Lofoten", ma prima di partire non possiamo non tornare dai nostri amici vecchietti della capitale che ci chiedono se siamo sorelle, per un waffle.


Così imbocchiamo una stretta strada a sud della E10, che per 8 km si dirama tra ponti, fino ad arrivare all'estremità in un villaggio di pescatori chiamato Henningsvær, con una spiccata vita, tra piccoli negozi e locali. Sicuramente la conoscerete per lo stadio più insolito al mondo, li su un isola quasi incastonato nelle rocce (tranquilli non ho un drone, quindi non vi posterò l'ennesima foto dall'alto, ma prima o poi dovrò comprarmelo perché a quanto pare è la svolta della fotografia). Arriviamo fino allo stadio in macchina in una stretta strada molto dissestata, lasciamo la macchina sotto le palafitte dove in estate appendono gli stoccafissi, saliamo su una strada molto scivolosa per vedere il campo dall'alto. Ovviamente il tempo intanto è già cambiato quindici volte.
















Lasciamo la macchina e ci addentriamo a piedi nel villaggio tra negoziati e una pausa pranzo, con il locale più affollato delle Lofoten. Dove troviamo un ammasso di turisti italiani che mi chiedono informazioni (meno male che il loro era un viaggio organizzato con tanto di guida turistica, dovrei farla io!) Torniamo alla macchina e lasciando Henningsvær all'imbrunire, sul ponte che collega l'isola alle altre ci perdiamo per due ore con lucine illuminate che percorrono un lato del ponte per intero e ci lasciamo così Henningsvær alle spalle.


Il crepuscolo diventa viola su una delle strade più panoramiche del mondo, e con un po' d'acqua ecco che diventa subito fotogenico, ci fermiamo per qualche scatto durante il tragitto verso Lekness.


Ci rimettiamo subito in marcia, abbiamo in programma una notte in altre rorbuer con tanto di spa (che poi non abbiamo nemmeno visto) nella zona di Lekness, ormai è buio, ci sono lavori in corso sulla strada, ci immettiamo in una zona residenziale, un laghetto, un porto e tante belle case in un posto tranquillo...le nostre rorbuer sono proprio in fondo alla strada, un bel po' in fondo alla strada, le ultime case del paese probabilmente in mezzo alla palafitte di legno dove appendere gli stoccafissi, ci arriviamo finalmente e ad accoglierci nel parcheggio c'è un bel furgoncino dei gelati che emana una  musichetta carillon stile film horror, ed è subito "l'uomo di neve" di Jo Nesbø, in fondo lo scrittore è norvegese e ci immaginavamo già a pezzi nel tritaghiaccio.

Anche se se ne va c'è talmente tanto silenzio che il carillon riecheggia per tutto ilpaese, in oggetti non c'è in giro anima viva, ecco perché era tanto strano questo furgoncino dei gelati. Cerchiamo la reception e una ragazza li da sola in mezzo al nulla (fortuna era ancora viva) ci accoglie, chiediamo un po' di informazioni su dove cenare e sui posti dove avvistare l'aurora. Ma nel frattempo ci addentriamo sulle palafitte scricchiolanti per cercare la nostra rorbu, che si rivela calda e accogliente proprio affacciata su un porticciolo.

Anche se ormai è buio, e presto saranno le 17, ne approfittiamo per rilassarci sul comodo divano grigio del nostro alloggio aspettando l'ora di cena, che sarà molto tardi, infatti verso le 19 usciamo e ci dirigiamo in centro verso il ristorante consigliato dalla ragazza della reception.

Le previsioni danno aurora quella sera, ma durante la cena sembra esserci una bufera di neve, ma mai abbattersi alle Lofoten il tempo può variare in un battere di ciglia e consumata la nostra cena, ci avventuriamo verso Haukland beach. Haukland ci è stato consigliato dalla ragazza, ma non sembra essere una buona idea, nel parcheggio non ci sono macchine, la spiaggia è abbastanza isolata, non conosciamo la zona, come facciamo ad avventurarci da sole in mezzo al nulla, dopo aver visto un furgoncino dei gelati in Norvegia sulla neve? Per di più l'aurora non si fa vedere, aspettiamo in macchina nel parcheggio, ma niente nemmeno la macchina fotografica riesce a coglierla, decidiamo quindi di tornare verso casa su una strada poco battuta e secondaria che solo quando accostiamo a controllare la situazione aurora, arriva una macchina e si ferma per chiederci se avevamo bisogno d'aiuto.
Tornando verso la nostra rorbu ci fermiamo all'ingresso del paesino, c'è un molo ed è molto carino, montiamo il cavalletto e proprio li tra le nuvole compare. La situazione non è delle migliori, le nuvole sono molto grosse, le luci alterano la visuale e quindi non è che a occhio nudo si veda così verde, però c'è e noi siamo super esaltate, talmente esaltate che scatto a caso, senza inquadrare, senza mettere a fuoco, insomma da vera dilettante.



La situazione si presenta così, tutto sommato una bella atmosfera, la neve, il porticciolo, le grosse nuvole con dietro l'aurora boreale, niente male sopratutto con la camera a fuoco.

Ma le nuvole sono sempre in agguato e si ingrandiscono sempre di più fino a nascondere completamente la luce. Peccato, torniamo così nella nostra rorbu, proveremo con un uscita alle due di notte per un altro avvistamento, consigliato dalla app meteo.






- DAY 5 -

La mattina guardare fuori dalla finestra è un sogno, sembra il paradiso. E la vetrata da dove ci attende la colazione ancora di più. E dopo colazione a buffet sul banco della reception siamo  pronte per una nuova  fredda destinazione.


Dopo la colazione e il cambio di meteo, rimettiamo le valigie in macchina verso le famose spiagge esotiche del nord, prima tappa: Haukland Beach. La stessa vista col buio la sera precedente. La spiaggia è un paradiso in terra (ma cosa non lo è alle Lofoten!) la luce chiara di una mattina soleggiata e fredda rende il tutto perfetto, sulla spiaggia noi e altre due persone in lontananza. L'acqua cristallina e calma, i colori dell'autunno misti all'inverno, la neve sulla sabbia. E' il luogo perfetto per un po' di filtro ND.

[momento wikipedia fotografica: filtro ND -Neutral Density- filtro di colore grigio che riduce l'intensità della luce che arriva all'interno dell'obiettivo fornendo così la possibilità di tenere tempi più lunghi per effetti creativi]

Ed è proprio così che passano tre ore e nel frattempo inizia a nevicare, ma chi l'avrebbe mai detto.






Ma di certo non ci fermiamo per qualche fiocco di neve e un po' di vento polare e continuano a cattare col filtro ND. Forse dopo l'intera mattinata sulla spiaggia iniziamo a sentire i primi segni di ipotermia e così risaliamo in macchina sgranocchiando qualche rimasuglio delle spese precedenti e ci mettiamo in moto per la prossima spiaggia: Skagsanden Neach, arriviamo che ormai è il tramonto, parcheggiamo la macchina, scendiamo in spiaggia guadando un fiume e incontriamo due signori che ci indicano di guardare le aquile. Piazziamo il cavalletto sempre con i piedi più nell'acqua.

La spiaggia è piena di alghe e cerchiamo uno scorcio particolare per includere nelle foto con la luce rosata del tramonto e il riflesso nell'acqua sulla sabbia, ma queste alghe non sono per niente fotogeniche.



Proseguiamo fino a Ramberg, cercando invano un cafè, ma troviamo solo la casa rossa più instagrammata, manco il Colosseo. La casa è un piccolo capanno degli attrezzi del signore che vive li di fronte che ha come sfondo decisamente un panorama degno di nota. Ovviamente  ci fermiamo, vuoi non farle due foto sopratutto se sopraggiunge una tormenta di neve.


Risaliamo in macchina e passiamo per Flakstad, dove ci soffermiamo più sui cavalli che sulla chiesa, la Lonely Planet dice che è una delle chiese più belle delle Lofoten, non ho nemmeno una foto da mostrarvi, ma sicuramente ho una foto dei cavalli li vicino.
Si sta facendo buio e decidiamo quindi di dirigerci verso la meta finale per le prossime due notti, le Nusfjord Rorbuer proprio a Nusfjord, forse ho dato troppo per scontato la grandezza del paese e delle cose da fare, ma ci arriveremo.

Per arrivare a Nusfjord, bisogna deviare dalla E10, la strada per arrivarci è spettacolare sembra di entrare nella montagna, dopo un po' di curve sia arriva ad uno dei più incantevoli villaggi della Norvegia, quasi nascosto nel fiordo con le sue rorbuer rosse ad accoglierci.
Il check in per le rorbuer va fatto al piccolo e unico (aggiungerei) negozzietto del villaggio fino 4 pm dopodiché chiude e quindi bisogna rivolgersi al ristorante di fronte.
le istruzioni nella mail di prenotazione sono molto dettagliate, per raggiungere lo shop nel caseggiato giallo, ma chissà come mai noi riusciamo sempre a metterci mezz'ora per capire bene dove andare. Ma alla fine ce la facciamo, saliamo le scale ed entriamo nel negozio che si svela anche un cafè, sono ormai quasi le 4 pm ma i due giovanni ragazzi dopo il check in ci concedono un the caldo ed un waffle con marmellata sedute nella stanza accanto a dei pescatori della zona. Il salottino è troppo accogliente, la vista sul fiordo pazzesca, divoriamo il waffle prima che il locale chiuda, non vorremmo infastidire i ragazzi che chissà che hanno da fare dopo le 4 del pomeriggio in quel posto sperduto con apparentemente nulla da fare. Così ci congediamo elegantemente dopo una bella figuraccia delle mie nel non capire una mazza di ciò che mi hanno detto. Da "ti ho messo il conto sulla camera, pagate al check put" come cavolo ho fatto a capire che ci voleva accompagnare alla camera, continuando a dire che però eravamo in macchina se veniva con noi, lui mi guardava e non capiva, io lo guardavo e non capivo, vabbeh insomma le mie solite figure di m...

Approfittiamo del pomeriggio per rilassarci al calduccio, sistemando la valigia disordinatissima della mia compagna di viaggi, nella nostra cabina numero 4, col patio innevato, direttamente affacciata sul fiordo.
Ancora inconsapevoli delle grandi soddisfazioni che ci regalerà Nusjfiord quella sera.

Decidiamo di andare a cena abbastanza presto, perché quella sera prevedono aurora boreale, e ce lo confermano anche due tizi del luogo che passando in macchina ci urlano dal finestrino che la notte appunto si sarebbero avvistate le luci del nord, anche se nel mentre nevicava. Ma questo abbiamo imparato ormai che non significa nulla.

A Nusfjord ci sono ben due posti tra cui scegliere per la cena, il Karoline Restaurant e un L'Oriana Pub, ovviamente il ristorante è chiuso perché eravamo le uniche due persone ad alloggiare li quella notte, ma il pub ci ha preparato volentieri una pizza e un fish of the day cucinato probabilmente a casa di qualcuno, visto che il ragazzo è uscito quando ha ricevuto una telefonata ed è tornato con il nostro pesce. Ovviamente anche li eravamo solo noi, insieme al barista e al tizio dello shop del pomeriggio ubriaco (ecco cosa aveva da fare dopo le 4 pm) che ci offre da bere con cui intratteniamo una interessante conversazione sulle sottili differenze tra seamstress e tailor.

Finita la cena salutiamo i ragazzi e ritorniamo alla rorbu ci prepariamo con otto strati di vestiti per la notte fuori, prendiamo l'attrezzatura fotografica, scaldini per le mani e piedi e altre cose che ci potrebbero servire e saliamo in macchina, ero già sudata così, quando metto in moto e mi pianto a metà rampa con le gomme che girano a vuoto sul ghiaccio sotto lo spesso strato di neve, si perché "scendila" la macchina dalla discesa per parcheggiare senza pensare che poi la devi anche "salire".
Faccio vari tentativi invano, ma le mie abilità alla guida non mi consentono di superare quelle fosse che avevo creato. Niente, dobbiamo rinunciare a prendere la macchina e farla a piedi non ci sembrava il caso, ci abbiamo messo trenta minuti in macchina chissà a piedi e sia mai che potevamo incontrare un orso polare...

Un po' amareggiate per l'ingenuità dell'accaduto non abbiamo molte alternative sul da farsi che sperare in un apparizione li sul luogo. Riparcheggiamo la macchina (penseremo l'indomani su come risalire la corrente e proviamo qualche scatto per vedere se si avvista qualcosa di verde che non siano alieni.
All'esclamazione di Sonia "si vede!" siamo già fiondate sul piccolo molo innevato della nostra casetta rossa con i cavalletti piantati a terra e la macchina fotografica sopra, sperando in buone inquadrature. In effetti il panorama fuori dalla nostra casa è molto bello e gli scatti si prestano bene, purtroppo non sapremo mai se fossimo riuscite ad uscire da Nusfjord che situazione avremmo trovato, però tutto sommato non ci è andata tanto mahleper essere state a km zero. In fondo dietro a qualche nuvola e alle montagne si è fatta vedere per tutta la notte. (Le ultime foto sono state scattate in pigiama e non vi dico e non vi dico il vento che tirava su quel molo in quel fiordo quella notte!)




Già super soddisfatte così finalmente possiamo andare a dormire un po'.


- DAY 6 -

Il giorno seguente abbiamo la giornata per visitare Nusfjord con tutta calma. Per prima cosa facciamo colazione al Karoline Restaurant, vista fiordo, un caffè, un succo d'arancia, pancakes con frutta fresca per me e uova e bacon per Sonia. La colazione è ottima. Nel locale ci siamo solo noi e un'altra coppia di turisti e dopo un po' spunta il cameriere polacco che tanto carino oltre a fare pupazzi di neve nei pomeriggi durante la sua stagione in Norvegia ci aiuterà a portare la macchina in salvo sulla strada.

Nusfjord è un piccolo villaggio, uno dei più incantevoli dicono, stando alla guida per visitare il villaggio bisogna pagare e in estate dicono sia talmente affollato che addirittura ci sono dei parcheggiatori predisposti a spostare le macchine dei turisti, a novembre niente di tutto ciò accade, nel villaggio eravamo si e no una ventina di persone e tra la'ltro non abbiamo visto una sola donna.

Non c'è molto da fare se non passeggiare, per immortalare il villaggio dall'alto si può salire su una ripida collina dietro il porto, dove si possono ammirare le casette colorate, il fiordo e la pace che regna è senza dubbio impareggiabile. 




Tra foto e incontri felini la mattina passa, ovviamente inizia una bella bufera di neve e noi nel tardo pomeriggio abbiamo quasi tre ore di macchina per ritornare verso Svolvær. Essi abbiamo fatto un piccolo cambio di programma: quella sera danno il massimo livello di intensità per l'aurora boreale, inoltre anche il meteo è clemente, e siccome non siamo esperte non vorremmo trovarci ancora impreparate, così dopo varie ricerche online abbiamo contattato un agenzia per organizzare un uscita insieme a loro. Temevamo che uscendo da sole come le notti precedenti ci saremmo trovate in mezzo al nulla a guardare dalla parte sbagliata o peggio ancora con la visuale nascosta da qualche montagna e ci saremmo perse ancora per intero questo spettacolo.

Il ritrovo infatti parte dalla piazza centrale della capitale delle isole, così dopo esserci rilassate il pomeriggio nella nostra calda e accogliente rorbu (ormai un abitudine di questo viaggio) mentre fuori irrompeva una tempesta di neve, decidiamo di partire con calma in modo di arrivare in centro e cenare prima di incontrarci con Andrea (scopertosi poi un ragazzo italiano trasferitosi in Norvegia) che ci avrebbe portato su una spiaggia con la visuale aperta sul nord.

Arriviamo sulla spiaggia verso le 21.30, tutte le condizioni ci sono, il cielo è estremamente sereno e stellato e ogni dieci minuti si avvista una stella cadente (io che non avevo visto mai visto una stella cadente in vita mia ne ho avvistate 18 in una sola sera). Scendiamo in riva al mare, immersi con i piedi nella neve e posizioniamo i cavalletti.
Si inizia a vedere qualcosa in lontananza comparire e dopo qualche scatto una leggera luce bianca a occhio umano e più verdastra nella macchina fotografica compare sopra l'orizzonte del mare. E' subito emozione.


Inizia a esibirsi nella sua timida danza e per circa due ore rimane li, sempre leggera, sempre in lontananza, con leggeri movimenti, un po' più intensa e poi più lieve, che quasi ci scoraggiamo un po'. Fino che all'improvviso esplode. E' una cosa inspiegabile da raccontare.
Ha iniziato a formare due strisce nel cielo quasi come un arcobaleno. C'è stato un momento che era stupenda in due parti divise, e la velocità con cui si muove è impressionante, è come guardare un serpente che striscia o la coda del genie della lampada. E'stato davvero emozionante, un vero spettacolo della natura.




E poi alla fine il cielo diventa completamente verde, la luce sembra cadere sopra di te, sembra quasi di toccarla. Mi ripeterò ma è davvero una cosa indescrivibile. La Sensazione che ti lascia di pace, l'incredibile ricordo di ciò che hai appena visto. E poi come per magia tutto si spegne.


- DAY 7 -



Il giorno sette abbiamo in programma Hamnøy, Sakrisøy e Reine, qui le isole si fanno sempre più piccole come le strade che le attraversano. Dopo la tarda colazione nel nostro fidato Karoline Restaurant, un saluto al nostro amico polacco e il check out direttamente al ristorante (si perché il negozio/reception apre alle 12) abbandoniamo la nostra piccola rorbu sul fiordo e ributtiamo sulla E10, ripassiamo da Ramberg e vuoi non fermarti alla famosa casetta con i sole, parcheggiamo nel dialetto di casa di un signore facendoci anche sgridare perché gli avevamo bloccato uscita di casa, il che non è vero ci sarebbe passato magari con un po' di fatica ma ci sarebbe passato e comunque lui era sul terrazzo non doveva nemmeno uscire di casa, quante storie per nulla.













Proseguiamo e dopo circa mezz'ora arriviamo ad Hamnøy, dove per prima cosa cerchiamo la nostra nuova rorbu, le ElissonRorbuer, intercettiamo la reception (anche se c'è il self check in) e dopo i nostri vari giri troviamo anche la nostra casetta, c'è una strada un po' in pendenza per arrivare al parcheggio, quindi visto i nostri precedenti preferiamo lasciare la macchina accostata sulla strada che ripetere l'errore di qualche giorno prima. (ma nel caso saprei a chi chiedere aiuto, il vichingo che spalava il ghiaccio sulle scale della reception mi sembrava proprio il tipo adatto!)
Non che a piedi però sia facile raggiungere la casa, visto che c'è un bel pezzettino da fare a piedi, con la neve che arriva fin sopra le caviglie (con le valigie da portare) poi arrivi a degli scalini in legno (innevati e sottili) ancora uno stretto sentiero innevato e poi ancora degli scalini innevati di legno sottili (sembra giochi senza frontiere) ma finalmente arriviamo nel porticato di casa.

La casa è enorme (perfetta anche per chi viaggia in gruppo) ha un ampia zona salotto con cucina e un bellissimo terrazzo che da sul porto, tre camere da letto e un bagno.

Lasciamo le valigie in salotto e usciamo subito per continuare il nostro giro prima che faccia di nuovo buio, direzione Reine, con tappa sulla minuscola Sakrisøy per fotografare, dopo tante casette rosse, le casette gialle.




Proseguiamo poi fino a Reine, millantato con il belvedere più spettacolare delle Lofoten, sinceramente detto tra di noi mille volte meglio Nusfjord. C'è un bel punto panoramico sul ponte prima di arrivarci, pieno però di cinesi che si fanno foto improponibili, e anche nel villaggio c'è un abbondante quantità di turismo che ancora non avevamo visto. Per di più non c'è nulla, il villaggio non ha niente da invidiare agli altri ed è pure tutto chiuso.






Reine non è stato proprio il nostro posto preferito ma ci consoliamo con probabilmente l'unico locate aperto per una cioccolata calda con panna prima di andare a fare le foto sul ponte ad Hamnøy, il punto fotografico per eccellenza del luogo. Infatti sul ponte ad una sola corsia c'è un tratto pedonale, andate li in alcune ore del giorno e vi potrete imbattere in scuole di fotografia da tutto il mondo.


Tra il tramonto che è sempre più presto e la neve decidiamo di passare il resto del pomeriggio in rorbu, prima di uscire per cena, dove decidiamo di andare nel ristorante consigliato dalla ragazza della reception, a Sørvågen a 20 minuti da Hamnøy, il Maren Anna, soprannominato da noi dalla signora Anna Maria che ci ha preparato il "Fish of the day" più buono che io abbia mai mangiato (pari forse solo a quello del Pakkus a Hofn in Islanda). Il piatto consisteva in un letto di purea di patate, con ravanelli e altre verdure, e il filetto di pesce adagiato sopra, aveva un gusto così delicato davvero eccezionale. Accompagnato da una birra e pane imburrato. Passiamo la serata, con sole altre due persone in questo stupendo ristorante prima di tornare verso casa. 



- DAY 8 -

Il giorno otto, è il nostro vero e proprio ultimo giorno di tour, l'indomani ci sposteremo a Oslo per poi ripartire per l'Italia il giorno dopo ancora. Ma torniamo al giorno otto, dove arriviamo alla parte più estrema abitata delle isole, il piccolo villaggio di Å, il nome è appropriato visto che si tratta dell'ultima lettera dell'alfabeto norvegese, è anche chiamata sui cartelli stradali Å i Lofoten. Il villaggio è molto carino, come consigliato dalla mia Lonely Planet ho lasciato la macchina in un parcheggio prima del villaggio e ci siamo avventurate a piedi. Prima però abbiamo pranzato al Brygga Restaurant, l'unico aperto o forse l'unico ristorante della città, un posticino arredato in modo molto grazioso,affacciato sul mare, dove abbiamo mangiato un ottimo hamburger e dove il proprietario ci ha invitato al karaoke la sera.
Dopodiché abbiamo proseguito nel villaggio a piedi attraversando una breve galleria e siamo arrivate finché la strada diventa un piccolo sentiero e fino alla fine dove le scogliere ricoperte di neve si buttano in mare.





Ritorniamo verso la rorbu ad Hamnøy al tramonto per sistemare le valigie prima di uscire ancora per cena nel nostro ormai locale preferito e per l'ultima caccia all'aurora boreale, che però non si è avvistata.

- DAY 9 -

Giorno di spostamento, ci alziamo col buio e improvvisiamo una colazione con the e gli ultimi biscotti avanzati. Il tempo di fare colazione e l'alba ci regala una luce pazzesca che colora completamente la montagna di rosso, ed è stata una cosa di pochissimo tempo, è proprio vero che qui essere nel posto giusto al momento giusto fa proprio una grande differenza.  
E così abbandoniamo anche la nostra ultima rorbu e ci dirigiamo con grande tristezza verso il minuscolo aeroporto di Lekness, dove non serve assolutamente arrivare con due ore di anticipo, infatti eravamo sole, il tizio dei controlli ci dice che torna subito e intanto intratteniamo le guardie della sicurezza con tutta la nostra attrezzatura fotografica (e si meravigliano della polaroid!) e prima ci siamo anche fermate in un piccolo centro commerciale per una seconda colazione che tanto era presto.

Bene! La nostra avventura finisce qui, la giornata prevede lo spostamento a Bodø e subito dopo a Oslo, dove passiamo la notte in un hotel vicino l'aeroporto a giocare alla wii e cantare al karaoke (abbiamo dei video ma per rispetto del pubblico rimarranno privati!) e la mattina dopo rientriamo in Italia.

NOTE PERSONALI
Il viaggio vale la pena di ogni centesimo speso. Non è un viaggio economico, quindi mettete in conto di spendere un po' e io sono una che si adatta a tutto, bagni in comune, ostelli, guesthouse quindi non sono andata in posti lussuosi. Anche i voli non sono economici, potete trovare magari qualche offerta su Oslo, ma poi da li ci sono altri due voli da prendere e bisogna anche tenere conto degli orari e degli scali altrimenti si rischia di perdere tempo.
Idem per la sopravvivenza, di media siamo sui 30/40€ a testa per pasto (molte volte facevamo una colazione abbondante per poi mangiare solo a cena, un appunto che non era solo per risparmiare anche perché magari i posti per pranzo erano chiusi o per strada non c'era nulla.

Sul quando andare mi sento di consigliare l'inverno, in primis per vedere l'aurora boreale e secondo per il poco turismo, strade non trafficate, ristoranti e alloggi non affollati, camminate in solitaria. Per me è la perfezione. Trovate magari solo un po' di neve e tanto freddo, ma questo è un rischio in cui si può incombere sempre! Poi sicuramente anche in estate le isole avranno sicuramente il loro fascino, magari ci tornerò anche in questa stagione.

Credo che i giochi che regala la luce del sole e non, valgano comunque la pena. Viaggio promosso e visto il successo avuto nelle stories ho deciso di riprendere il blog e raccontarvelo. (anche se nelle stories ci sono i funny moments in video che qui non ho messo!) Spero il racconto vi sia piaciuto (ci ho messo un po' per scriverlo) spero di avervi dato spunti interessanti e so già che la voglia di andarci l'avete già, se volete qualche informazione sono contenta di aiutarvi su quello che so.

Monica M.




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